venerdì 19 ottobre 2007

Trattoria Napoleone

Piazza del Carmine, 24 - Firenze
tel. 055 281015
Aperto tutti i giorni solo la sera

Ovvero: Firenze, atto secondo.
Dopo l’ottima esperienza al “Palle D’Oro” (non tragga in errore la valutazione non altissima, ma lo zampino è un voto globale, non giudica solo il cibo, in quanto questo, nella filosofia zampina è inscindibile dall’esperienza globale del pasto, che difficilmente puo’ essere indimenticabile se si è da soli, se il vino non accompagna discorsi e risate), per la mia seconda serata fiorentina avevo da scegliere tra due possibilità, entrambe consigliatemi da Michela: L’enoteca Fuori Porta, a Porta S. Niccolo’, o la Trattoria Napoleone, a San Frediano. A onor del vero, ci sarebbe stato anche un terzo consiglio, e cioè la Fiera di Scandicci, ma non me la sono sentita, nonostante la descrizione di Michela la rendesse quasi irrinunciabile: “Vacci, l’è proprio bellina, ci sono le macchine, i trattori…”
Oh Mihela! Ma come vo’ vi divertite da queste parti? (D’altronde il declino della società fiorentina post rinascimentale non è mica un mistero: Da Lorenzo il Magnifico a Cecchi Gori, la Fallaci, Pacciani, Carlo Conti, Agroppi e Piero Pelu’. Dovete proprio averlo fatto incazzare per bene il buon Dio…)
In realtà avevo già deciso, da subito, dopo aver visto l’indirizzo del “Napoleone”: Piazza del Carmine, nel cuore di Borgo San Frediano. E’ qui che vive il Commissario Bordelli, il personaggio creato da Marco Vichi e che è uno dei piu’ indimenticabili della letteratura gialla italiana, della stessa pasta di Duca Lamberti (del mai troppo lodato Scerbanenco), entrambi legati dallo sguardo lucido e umanissimo che rivolgono ai lati bui delle loro città: la Milano non ancora da bere di Lamberti e la Firenze povera di Bordelli, quella lontana da Uffizi e Ponte Vecchio, la Firenze di Borgo San Frediano.
Oggi, naturalmente, molte cose sono cambiate (i romanzi di Vichi sono ambientati negli anni 60), ma San Frediano ha conservato un aspetto dimesso e popolare, in forte contrasto con l’eleganza grandi firme dell’altra sponda dell’Arno. Nessun turista per le stradine strette, solo portoni, serrande abbassate, manifesti strappati, poche vetrine: qualche botteguccia antiquaria, uno studio di scultura, e un bellissimo negozietto di sola musica Jazz, il Twisted Jazz Shop, dove riesco incredibilmente a non comprare nulla*, e qualche laboratorio artigianale di cui è impossibile indovinare l’esatta funzione (per esempio, c’era ‘sto buco stipato di cianfrusaglie tipo secchi, viti, bottiglie, un sedile d’auto, vecchi televisori, pezzi di motore, dove un signore di mezz’età stava, credo, saldando qualche circuito elettrico, mentre un altro stava sulla porta a fumare; entrambi sembravano usciti da uno dei primissimi film di Nuti).

La Trattoria Napoleone si trova in un angolo di Piazza del Carmine, mentre dall’altro lato ci sta un bar che sembrerebbe essere molto conosciuto e ben frequentato, a giudicare dalle ragazze che mi passano a fianco per infilarvicisi (ecco una cosa di Firenze: qui le ragazze son tutte belle senza sembrare quasi tutte prive di senso come da noi). Si puo’ mangiare anche all’aperto (e si potrebbe fare, qui ad ottobre alla sera si gira in camicia), ma decido di entrare per vedere il posto ed essere “nel vivo dell’azione”. Il locale è molto curato e piuttosto ricercato nell’arredamento, un tantino fighetto ma, come scopriro’ in seguito, in senso buono, per lo meno se avete presente certi locali, qui da noi.
I clienti qui sono davvero tutti fiorentini, (solo un tavolo di turiste americane che sembrano tutte la figlia di Ozzy Osbourne, e ordinano ravioli e tagliatelle, con la Coca Cola), i camerieri giovani, simpatici e in divisa (nel senso che hanno la maglietta col nome del ristorante), e la musica è sorprendentemente ben scelta (i primi due dischi di Elvis Costello, in sequenza, notevole…).
Decido di sposare la stessa politica della sera prima, per cui: crostini di polenta fritta con fegatini e tartufo, tagliata di chianina alla catalana, e da bere un bicchiere di Morellino di Scansano.
Mentre aspetto mi portano un cestino di pane e focaccia calda, appena fatta (fanno anche la pizza), che divoro mentre sbircio la signora al tavolo di fianco, che prima, quando sono entrato, mi fissava atterrita come si fa con un infanticida, e ora scrive fitta su un notes e chiede un altro bicchiere di bianco (magari è una scrittrice, magari è la sorella della Fallaci nel bel mezzo del suo nuovo pamphlet in cui dimostra con assoluta lucidità che i varesini che cenano da soli nei ristoranti sono una razza inferiore).
Arriva l’antipasto e subito mi spaventano le porzioni, abbondantissime. I crostini sono molto buoni (specie quelli ai fegatini), e quasi mi saziano. Anche la carne è tantissima, ricoperta di verdure crude tagliate sottili, e temo che non riusciro’ a finirla; invece è cosi’ buona e saporita che sarebbe un delitto non arrivare in fondo. Qualche riserva sul Morellino, che non mi è parso niente di che, ma del resto è un vino che non conosco, e forse ho solo sbagliato ad ordinarlo (cosi’ imparo a darmi arie da gran gourmet; dopotutto c’è sempre la mia Shweppes ad attendermi in albergo…).
Gradevolissima sorpresa col caffè, che arriva (anche qui in bicchiere di vetro) accompagnato da una ciotolina di uvetta e pinoli; ottimo accostamento, in grado di addolcire il conto: 30 euro non sono proprio pochi, soprattutto considerando che non ho preso contorni e ho bevuto solo un bicchiere di vino. Giudizio: posto bello, curato, dove si mangia bene e abbondantemente, due zampini e mezzo. In una serata “giusta” puo’ guadagnare un punto o forse piu’, ma il conto lieviterebbe sensibilmente.
In definitiva, il “Palle D’Oro” mi ha forse colpito di piu’, ma non stiamo a sottilizzare: due belle serate, capaci di risollevare una trasferta altrimenti non esaltante, chiusa degnamente con un’Eurostar in ritardo, una coincidenza saltata, e un viaggio su un Milano-Dortmund pieno di campeggiatori tedeschi e la loro immonda piedanza, per finire con il brivido di accettare un passaggio da uno sconosciuto con gatto al seguito (nella gabbietta, sul treno, come il sarchiapone). Ma uno che ama i gatti e ascolta Tom Waits non puo’ essere cattivo…

Giudizio: **1/2



"Mi chiamo Bordelli e sono un commissario. Ho fatto la guerra e poi sono entrato in polizia, forse per continuare a essere in prima linea contro l’ingiustizia. Lavoro quasi sempre da solo, e non gradisco interferenze da parte dei miei superiori. Ma da quando al commissariato è arrivato il giovane Piras, è con lui che ho scelto di lavorare. E’ un poliziotto intelligente e preciso, forse un po’ troppo preciso secondo i miei gusti... Ma non ho gusti facili io. Della mia vita privata non mi piace parlare. E poi che cosa volete che vi dica? Vivo nel quartiere di San Frediano, il più povero di Firenze. La mia casa è eternamente in disordine ma non ci faccio troppo caso. Tanto vivo da solo. Nessuna donna si è fermata abbastanza nella mia vita per renderla più ordinata. La mia migliore amica è Rosa, una ex prostituta. Rosa mi accoglie a tutte le ore, mi prepara tartine e mi riempie il bicchiere di vino francese... e a volte, senza minimamente immaginarlo, mi suggerisce idee nuove per andare avanti in certe indagini che sembrano essere arrivate a un punto morto... Così è stato anche in quella torrida estate del 1963 in cui mi capitò uno di quei casi che sembravano usciti dalle pagine di un libro giallo..."


*bel negozio, ben curato, ottimo assortimento, ma minchia che prezzi! Cioè, dico, oggi i dischi non li compra piu’ nessuno (a parte me e qualche altro bruciato), e i dischi jazz ancora meno, per cui l’unica via possibile per indurre chi ancora ci crede a non scaricare solo dalla rete sembrerebbe essere quella di proporre dischi di qualità, anche nella confezione, a prezzi bassi. Da qui il brulicare di ristampe ben fatte a prezzi ottimi (molti dischi Impulse e Atlantic, la collana Blue Note a 5 euro…). Ebbene, in questo negozio non c’è niente di tutto cio’. E’ vero, trovi molte cose difficilmente reperibili normalmente, ma i prezzi sono 3-4 euro piu’ alti della media di qualsiasi posto ben fornito. Eddai!

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