Mi decido solo ora a raccontarla, con ritardo colpevole e ingiustificato, dopo aver più volte rimandato in attesa di essere raggiunto da parole più adatte di quelle che riuscivo a trovare, e che, a malincuore, mi appresto ad usare.
Quando, la scorsa estate, mi è stata prospettata la possibilità di trascorrere qualche giorno sulle dolomiti bellunesi, ho accettato di buon grado, vista la buona compagnia e l’umana necessità di concedermi un po’ di riposo, staccando la spina nel mezzo di un periodo lavorativamente piuttosto intenso.
La meta è Tiser, frazione di Gosaldo, paesino vicino ad Agordo, non lontano da Alleghe e Cortina, luogo di origine dei genitori di House, che ci offre gentile ospitalità nella casa paterna.
Il posto è affascinante, soprattutto per via di una leggenda popolare che trovate qui (Eh, si, ci si documenta, non siamo mica qui a pettinare le bambole, noi...), e per la relativa vicinanza con i luoghi della tragedia del Vajont, a cui ci riproponiamo di fare una visita.
Mi ero preparato ad epiche escursioni per impervi sentieri, deciso ad accettare una sofferenza fisica alla quale non sono più molto aduso, sicuro di venire ripagato da scenari indimenticabili, paesaggi mozzafiato, e quel “cameratismo della fatica” che rende speciale il sapore di ogni escursione montana; Per questo il mio bagaglio assomigliava sinistramente a quello di un Messner alla volta del Nepal.
Non avevo però fatto i conti con la disomogeneità di abitudini presente all’interno del gruppo, nel quale la corrente rilassata, capitanata da Nico, ha ben presto preso il sopravvento, finendo per tarpare le ali sul nascere alle proposte del volenteroso padrone di casa.
Io, da parte mia, non ci ho impiegato molto a sopire le mie velleità escursionistiche, complice il mio stomaco molto poco montanaro, che, subito la prima sera, è crollato sotto i colpi inferti da un mediocre prosecco bevuto a digiuno, lasciandomi in uno stato prossimo alla morte apparente per le successive dieci-dodici ore.
A preparare la strada per il collasso gastrico, quello stesso giorno, ci aveva pensato il pranzo presso la Trattoria Impero di S. Nazario (Vi), terrificante bettola per camionisti, dove avevo azzardato un piatto di penne con tonno e olive (prima o poi riuscirò a venire a patti con il demone che sovente si impossessa di me spingendomi ad ordinare piatti del genere nei pressi di Cismon del Grappa) di cui non mi dimenticherò tanto facilmente.
Voto, se proprio dobbiamo, una palla. Non che abbia qualcosa contro le bettole per camionisti, anzi mi affascinano oltemisura, ma se sono tutte così poi non lamentiamoci se i poveri camionisti si addormentano al volante provocando incidenti mortali, perché potrebbe capitare a chiunque di voi, dopo una puntatina in posti come la trattoria Impero.
Continua…
La chiesa di Tiser

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