venerdì 16 maggio 2008

Canali, Canne e Cannoli

Pubblicato da Nico



Il mio amico Edwin sostiene che gli i Olandesi non abbiano gusto alcuno per il cibo, e che aggrediscano in maniera indifferenziata qualsivoglia pietanza.
Col mio terzo viaggio ad Amsterdam, devo purtroppo dare atto ad Edwin della fondatezza delle sue constatazioni anche se non nascondo che avrei avuto piacere nello smentire la tesi Edwiniana, ma, come si dice “i fatti hanno la capa tosta”.
E così tra il fascino dei canali che disinvoltamente solcano il centro della città ed il più immediato, ma non per questo meno romantico fascino delle forme femminili in vetrina, la cui visione mi lascia sempre una marcata nota malinconica ed una irrefrenabile curiosità* (chi sono, da dove vengono, quale è la loro storia), nulla si scorge di culinariamente interessante.
La multirazzialità olandese si riflette inevitabilmente anche sugli esercizi enogastronomici: ristoranti cinesi, indiani, turchi punteggiano le vie più caratteristiche della metropoli disorientando l’avventore.
Più che i “sapori delle colonie” i gestori dei suddetti locali sono molto attenti all’odore dei quattrini che cercano di carpire servendo a mo’ di fast food (più fast che food) piatti e prodotti di dubbia provenienza. Immancabilmente, nelle prossimità di questi posti vi è lo spacciatore di turno che con la riservatezza di un venditore di triglie propone una varietà di scelta assai più ampia che quella del menù.
Una riflessione a parte merita la ristorazione italiana ad Amsterdam. Per capire la qualità della stessa mi basta osservare dall’esterno uno di questi ristopacchi e leggere una scritta in carattere grande che recita “speghettataria” (?????). Almeno i colori della bandiera sono esatti.
In questo deserto, l’unico genere di ristoranti che si salva è quello degli Steak House, soprattutto se argentini. In effetti sono spesso gestiti da Argentini, lo si comprende dall’accento dei proprietari nonché dalle musiche che accompagnano i pasti.
Ve ne sono di varie dimensioni e stili.
Io preferisco quelli meno appariscenti, possibilmente con pochi tavoli e ben curati (il tavolo di vetro non è il massimo). Qui si può assaggiare la carne argentina secondo tutte le declinazioni possibili. Meglio però non avventurarsi in richieste bizzarre e rimanere sui tagli più classici. Filetti e controfiletti sono quasi sempre scelte azzeccate, la carne è tenera, discretamente saporita e cotta secondo le esigenze del cliente (se la volete “ben cotta” è meglio che andate dallo spacciatore di cui sopra. Le uniche due cotture che si addicono ad un vero carnivoro sono “al sangue – e –media cottura” e non torniamo più sull’argomento.”)
Per quanto riguarda il vino ci si può affidare anche al vino della casa, che il più delle volte è importato dal sud-america e che ben si abbina alla carne. I vini in bottiglia, peraltro molti dei quali sono italiani, hanno prezzi inavvicinabili o meglio inaccettabili. Insalate e pannocchie alla griglia completano il pasto. Il prezzo è secondo me abbastanza alto (dai 35 ai 45 euro) ma anche da noi i margini non sono di molto inferiori.
A cena avvenuta non resta che nascondersi in uno dei baretti dove poter bere un bel boccale di birra alla spina (sorprendentemente cara: anche 7 euro a boccale) e cantare le incomprensibili canzoni tedesco – olandesi, difficilmente distinguibili da un coro da stadio e le cui uniche parole sembrano essere OOOO, OHH.
Una nota di merito va fatta per la taverna del centro sportivo dei campi di gioco presso i quali abbiamo disputato il torneo che è causa del viaggio nei paesi bassi; ad 1,50 Euro era possibile sorseggiare un bicchiere abbondante di birra. Dieci euro per iniziare e poi si vede…….

*La seconda, s’intende.


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